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TestadiAlkol

L’ex Ministro Riccardi del Governo Monti: la mission del governo è stata salvare il futuro dei giovani

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Professore, lei ha incontrato molti mondi diversi nella sua vita di uomo e di studioso … dai popoli dell’Africa a chi abita le periferie degradate occidentali, quali le borgate della Roma degli anni ’70. Nei giovani di queste realtà così differenti cosa l’ha colpita di più?

Il nostro è un mondo vasto e plurale. Può sembrare difficile accostare esperienze giovanili davvero diverse. E in continuo cambiamento. Io ho inaugurato il mio incarico ministeriale recandomi sulla tomba di Jerry Masslo, giovane immigrato sudafricano, assassinato nell’89 in Campania, venuto qui per cercare una vita migliore lontano dall’apartheid. Questo per dire come nella stessa Italia si incrocino realtà giovanili differenti. E come in pochi anni sia cambiato tantissimo, nel mondo giovanile nostrano e sullo scenario internazionale. Oggi l’Africa sta cambiando, come cambia il mondo asiatico, o quello dell’Europa orientale. E, d’altra parte, il nostro Paese comprime e a volte delude l’esperienza giovanile, e in tanti giovani si fa strada l’idea che sia fuori dall’Italia che vada cercato il proprio futuro. Ecco, per giungere al cuore della sua domanda, ciò che non cambia, tra i giovani, è quell’anelito di speranza cui tutti dobbiamo guardare di più. Per non spegnerlo, per aiutarlo a crescere responsabilmente e a vantaggio dell’intera società. Perché, certo, quella speranza è sfidata, nel Sud del mondo come nel nostro orizzonte relativamente più ricco. Il monito di papa Francesco a “non lasciarsi rubare la speranza” è quanto mai attuale e urgente in un tempo attraversato dalla rassegnazione e dal vittimismo, colpito dalla crisi e dalla chiusura degli orizzonti. Ma la speranza dei giovani va accompagna e sostenuta. E’ compito di tutti. Ed è l’opportunità che il nostro mondo possa essere diverso, meno ingiusto e più umano.

C’è qualcosa nei ragazzi di oggi che li porta più a chiudersi in se stessi che a socializzare … nonostante che, tramite i mezzi tecnologici, abbiano contatto con il mondo intero, in tempo reale.

Credo che al fondo di ogni aspirazione giovanile ci sia la ricerca di un contatto diretto, un’esperienza vitale, una comunicazione intima. Non demonizzo affatto la tecnologia, ma credo che essa non possa sostituire l’eco profonda che nell’animo giovanile risuona tramite l’amicizia o la comune esperienza della vita, condivisa con i coetanei. Anzi, da questo punto di vista la tecnologia può fare da schermo, può attutire i sentimenti invece di esaltarli, può, in fin dei conti, isolare il soggetto anziché metterlo in comunicazione con gli altri. Bisognerebbe spiegare ai giovani che il cellulare, internet, il web, sono strumenti che facilitano la comunicazione, ma l’importante è il messaggio che veicolano. Non è un caso se nel mondo sempre più interconnesso nel quale viviamo, molti, troppi, anche giovani, vivono esperienze drammatiche di solitudine.

Nella sua esperienza con il Governo Monti, in qualità di Ministro con delega alla gioventù, che cosa ha trovato di fatto o non fatto dai suoi predecessori sulla comunicazione ai giovani ed il loro coinvolgimento in progetti sponsorizzati dalle istituzioni?

Il Governo di cui ho fatto parte ha sentito come prioritario l’impegno a favore del mondo giovanile. La mission stessa di quel Governo è stata, in fondo, quella di salvare il futuro. Di far sì che le tante storture ereditate dal passato non gravassero come un’ipoteca irriscattabile sull’avvenire. Vorrei dire che l’orizzonte dei giovani ci è stato a cuore più di ogni altra cosa. E’ in questa prospettiva che ho inteso esercitare la delega a me affidata delle politiche giovanili. Di qui la prosecuzione di quanto già avviato in passato.
Di qui il recepimento di nuove sfide e di nuove suggestioni. Penso al Fondo per lo studio, che ha assicurato ai meritevoli il completamento di un percorso educativo o formativo.
Ovvero al Fondo per l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie. O, ancora, al Fondo incentivante la stabilizzazione di giovani genitori disoccupati o precari. O, infine, al Fondo Mecenati, che ha avuto lo scopo di cofinanziare, unitamente a soggetti privati, progetti volti a incoraggiare e sostenere giovani di età inferiore ai 35 anni                   affinché il loro talento possa svilupparsi in attività produttive nel campo dell’arte e della cultura. Stiamo parlando di un ammontare totale di 160 milioni di euro. Non è stato poco in un contesto quale quello attuale. Ma potrei aggiungere a questo “pacchetto” gli stanziamenti europei recuperati di concerto col ministro Barca. Nonché i fondi reperiti per finanziare la continuazione dell’esperienza costituita dal Servizio Civile Nazionale Volontario. Un impegno molteplice e senza risparmio, perché un’intera fascia d’età non si sentisse tra quegli “ultimi” o “penultimi” di cui parla Diamanti. Perché tanti giovani possano vincere le sfide del presente, e la grande sfida del futuro.
Certo, sono il primo a rendermi conto che il nostro sforzo, che lo sforzo del Dipartimento della Gioventù, non è sufficiente. Come potrebbe esserlo? Le cifre della disoccupazione giovanile, il vuoto di prospettive che tante volte sembra aprirsi davanti agli occhi di un ventenne, di un trentenne, ci toccano tutti, ci preoccupano, ci rendono pensosi. Ciò che si è fatto, ciò che si farà, va inserito in una tensione comune, delle istituzioni, ma pure dell’intera società, a rivitalizzare quelle reti e quelle connessioni di cui tutti, ma i giovani in particolare, hanno bisogno. Da loro sale una domanda più o meno esplicita di comunità, l’aspirazione a un tessuto sociale che unisca e che comprenda, e che si concentri sul futuro. Un tessuto che dia senso, una rete che faccia volare alto, senza paura di cadere. C’è da far crescere il senso di un legame reciproco, e poi di un legame con la gente, con le altre generazioni – penso in particolare al legame che già esiste e che può essere sviluppato col mondo della terza età -, con le tante articolazioni della società.

Il problema dell’abuso di alcool porta sempre più persone, giovani e adulti, alla ricerca immediata dello sballo … in quanto oggi l’alcool è la droga dei poveri (negli hard discount i prezzi dei superalcoolici sono “stracciati”). Pensa che il discorso della proibizione abbia un senso per limitare i danni che sempre più sono sotto i nostri occhi: 11 morti per incidenti stradali al giorno per lo più a causa di alcool e sostanze droganti?

Guardi, più che di proibizionismo o antiproibizionismo, parlerei di prevenzione e di educazione. Certo: educazione dei giovani rispetto ai rischi che si corrono abusando di sostanze o procurandosene in modo illegale. Ma anche educazione degli adulti, e non solo sul piano dell’esempio, ma anche su quello dell’indicazione di valori e stili di vita. Educazione dello Stato, che quei consumi li tassa indiscriminatamente. Educazione infine di tutta la catena commerciale, per non parlare dei pubblicitari. Quanto poi ai giovani, in modo più specifico, il progetto educativo, che coinvolge tanti soggetti (genitori, scuola, amicizie, stampa, la Chiesa) deve puntare a indicare obiettivi che abbiano un fascino attrattivo.

E qual è il ruolo della prevenzione?

Direi fondamentale, proprio al fine di ridurre il consumo di sostanze stupefacenti, e lo sviluppo di ogni forma di dipendenza. Una prevenzione efficace deve prevedere iniziative integrate fra scuola e famiglia che mirino alla trasmissione di stili di vita sani e di regole dimostrabili e convincenti. L’esempio degli adulti è fondamentale. E, infine, non bisogna disperare: il recupero delle persone, soprattutto giovani, che hanno fatto esperienza di dipendenza da alcool o da sostanze, è possibile, puntando sulla indicazione di modelli e di obiettivi positivi.
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Prof. Andrea Riccardi (Roma, 16 gennaio 1950) è uno storico e accademico. Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre, noto studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea e fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio. Ha ricoperto la carica di ministro senza portafoglio del Governo Monti per la cooperazione internazionale e l’integrazione fino ad aprile 2013.

Walter Veltroni incontra le testedialkol: “è stato insegnato che conti tu e non l’altro!”

incontro con il politico e scrittre Walter Veltroni sul vivere consapevolemente per il progetto BEVI CON LA TESTA.  sul sito l’integrale incontro fra i giovani fiorentini e Walter. 

GUFO SI, TESTADIALKOL NO! vivi la notte ma responsabilmente!

Oggi lanciamo il nuovo grido per l’estate! sulla pagina facebook “testadilkol” potrete seguire e iniziative sul territorio in tempo reale.

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Alcohol Odyssey

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Intervista Enzo Iachetti: il “signor Enzino” ed il bere consapevole

IL SIGNOR ENZINO E LE TESTEDIALKOL: “BEVI CONSAPEVOLE” LO TRADURREI ANCHE IN ARAMAICO!

Signor Iacchetti ha incontrato mondi diversi nella sua vita di uomo e di attore….dalla provincia anni 70, quando lavorava nelle prime radio libere al mondo globale della comunicazione di massa attraverso programmi dallo share incredibile quali Striscia la Notizia. Ha seguito 40 anni di vita italiana e visto il mondo giovanile evolversi. Nei giovani di ieri e di oggi cosa l’ha colpita e colpisce di più?

(Enzo Iacchetti) – Molti piu’ sogni e speranze nei giovani di ieri; esalto ed incoraggio soprattutto i giovani d’oggi che s’incazzano e lottano per i loro diritti, ma non invidio il loro tempo. Quando ero giovane, ogni giorno nasceva una canzone di successo, il giorno dopo un’altra ancora piu’ bella…certi ideali erano il nostro motore di vita?

C’è qualcosa in giovani e adulti, che porta a chiudersi in se stessi…nonostante che, tramite i mezzi tecnologici si abbia contatto con il mondo intero senza più barriere?

(Enzo) – Senza dubbio web e tecnologia hanno smorzato l’incontro personale con gli altri; confrontarsi davanti ad un video non fa’ per me, preferisco il confronto ad un tavolo, con 2 bicchieri di vino.

Quando era adolescente che ruolo ricopriva l’alcool nel ricercare il divertimento?

(Enzo) – Mio padre vendeva sia vino che superalcoolici, avevamo cantina e negozio, ricordo di non averne mai approfittato. Col passare degli anni ho coltivato l’interesse per il vino: ricordo che da adolescente ne bevevo un bicchiere tutto d’un fiato prima di una dichiarazione d’amore ad una ragazza, ma per divertirmi…cantavo o recitavo gia’ in teatro.

Nella sua vasta esperienza di comunicatore attraverso la musica (vedi la ricerca di testi importanti come quelli di Giorgio Gaber) e la recitazione pensa che una campagna come la nostra sul vivere e divertirsi consapevolmente possa avere successo oppure che si debba comunicare sul tema dell’abuso di alcol e sostanze e della sicurezza stradale con altri toni…. più diretti, arrivando dritti al messaggio SE GUIDI UBRIACO, MUORI?

(Enzo) – Vivere e divertirsi consapevolmente puo’ essere un connubio di successo ma sono convinto che nella vita conti anche avere fortuna. “IL VERO SBALLO E’LA VITA”, coniato dagli studenti, mi    piace parecchio. ?Il problema dell’abuso di alcool (e sostanze) porta sempre più persone, giovani e adulti, alla   ricerca immediata dello sballo….in quanto oggi l’alcool pare essere la droga dei poveri.

Pensa che il discorso della proibizione abbia un senso per limitare i danni che sempre più sono sotto i nostri occhi: 11 morti e 800 feriti per incidenti stradali al giorno perlopiu a causa di  alcool e sostanze droganti!?

(Enzo) – Penso che meglio dell’informazione a tappeto, soprattutto nelle scuole, non esista nulla!

A Firenze, così come in molte altre città italiane, son tanti i giovani che arrivano dal mondo intero. Per superare barriere culturali e linguistiche…..ha da suggerirci come poter comunicare per raggiungere tutti con la nostra campagna sul divertimento consapevole?

(Enzo) – Non ho particolari suggerimenti ma “Bere consapevole” mi sembra esaustivo e diretto e lo tradurrei anche in aramaico…!

Ci racconta un aneddoto della sua carriera artistica in cui c’entri l’alcool e la guida ?

(Enzo) – Sono sempre stato molto attento e (purtroppo) non ho aneddoti alcool-guida;  da “alticcio” ho sempre fatto guidare altri evitando rischi inutili!

 

Ciao dal Vostro Enzino!

Festa Indipendenza Americana a Scandicci: occasione per bere consapevolmente

Vi aspettiamo dalle 19 alle 24 al Castello dell’Acciauolo con i ragazzi americani e italiani per un barbecue consapevole….musica di gruppi emergenti e stand per una serata speciale all’insegna del saper divertirsi con moderazione….non rinunciando ad un bel Hamburger USA ed una birra a basso tenore alcolico. Presenta Gaetano Gennai.

i rabarbari live 

L’occasione è la festa d’Indipendenza americana. il meteo prevede, nonostante sia luglio, bel tempo e caldo per tutta la serata!

dalle ore 18 alle ore 24 ingresso libero (vedi programma dettagliato su pagina facebook di “testadialkol”. 

suoneranno con noi le testedialkol dei RABARBARI.

 

Guarda il servizio del telegiornale regionale

Firenze, 7 ottobre 2013 – Un giorno di festa, di accoglienza ma anche di riflessione. Il “Welcome Day”, la festa giunta alla sua diciottesima edizione per festeggiare le migliaia di studenti americani che da molti decenni scelgono la nostra città per i propri studi, è ormai alle porte.

Mercoledì prossimo infatti dalle 17.30 nel Salone dei Cinquecento la città darà il benvenuto ai co-presidenti dell’Associazione Toscana–Usa Federico Frediani e Andrea Davis e al console generale degli Stati Uniti Sarah Morrison Craddock. Durante la cerimonia sarà consegnato il Premio “Toscana-Usa” 2013, per questa edizione assegnato a Jane Fortune, vincitrice di un Emmy Award per il documentario “Invisible Women”, e al marchese Pietro Antinori, fondatore della marchese Antinori srl. Al termine dei saluti e della premiazione la festa continuerà nella Sala d’Arme.

«È un giorno nel quale vorremmo che gli studenti americani si sentissero cittadini, anche se temporanei, di Firenze – ha sottolineato l’assessore all’università del comune di Firenze Cristina Giachi – Cittadini non solo dal punto di vista della nostra accoglienza anche dal punto di vista della loro responsabilità. Cittadini, dunque, che hanno anche dei compiti nella cura di Firenze». L’Associazione Toscana-Usa, l’Oma e l’Associazione Generazioni Contatti hanno pensato di affiancare al tradizionale appuntamento una serata di festa in tipico stile fiorentino. L’intento è di offrire agli studenti un’immagine autentica della città, nella quale vivranno come abitanti veri e propri, seppur temporanei. Autenticità e qualità sono i concetti intorno ai quali si svolgerà la serata, che sarà un vera e propria festa all’insegna del cibo, dell’artigianato e della cultura toscana.

Tra le novità di questa edizione anche la partecipazione dell’Associazione “GenerazioniContatti”, che attraverso la sua campagna “Beviconlatesta”, vuol sensibilizzare i giovani studenti statunitensi a non trasformare la città culla del Rinascimento in un pub a cielo aperto. Durante la serata, i ragazzi di “Beviconlatesta” esporranno le loro opere. 

di Christian Campigli

Intervista sulla sicurezza stradale al Console in Miami Dott.Adolfo Barattolo

Due mondi a confronto, quello statunitense e quello italiano visti attraverso l’acuta analisi del nostro Console italiano nella più grande metropoli del sud degli Stati Uniti.

Nell’intervista vengono illustrate i problemi e le differenze che si riscontrano tra le realtà differenti tra città italiane e americane.

guarda l’intervista al console di Miami sulla sicurezza stradale

Il vino e la nostra storia….intreccio indissolubile con l’Italia e gli italiani

 

le nostre iniziative con coop firenze