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TestadiAlkol

Miche Placido alle testedialkol:L’alcolismo giovanile è un tema poco sviluppato da cinema e teatro!

Michele Placido e Testadialkol
“E’ DIFFICILE SPIEGARE QUANTO E’ BELLA LA VITA!”

guarda l’intervista

L’intervista delle testedialkol con Michele Placido

Michele Placido e l’alcol.
Se devo esser sincero non ho mai vissuto grandi problematiche sull’uso di alcolici perché vengo da una famiglia del sud dove non c’è una grande tradizione alcolista. Da noi é più una tradizione di cibo e di vino, strettamente legato all’uso in tavola.  Nella mia adolescenza non c’erano poi questi locali dello sballo e giravano piu’ spinelli che bottiglie.
Vedo adesso girovagare per la città di Roma, come se fossero miei figli, dei ragazzi, nei luoghi sacri dello sballo ( piazza Farnese, Campo dei Fiori, Ponte Milvio): ragazzi molto giovani….ma sopratutto ragazze di 14-15 anni completamente sballate, sopratutto al venerdì e sabato. Questa cosa mi rattrista molto.

E’ un problema che va a crescere, ragazzi sempre più giovani e sempre più in largo numero!
Purtroppo si! Ci sono tanti interessi da difendere da parte dei produttori di alcol e dallo Stato stesso che guadagna molto sul consumo d’alcool, oltreche’ dai proprietari dei locali.
Occorre fare delle campagne sociali mirate e con dei divieti ben precisi. Con la proibizione del fumo si sono ottenuti risultati molto importanti e l’alcool é forse più pericoloso della sigaretta, sopratutto come comportamento sociale!

C’è una scuola di pensiero secondo la quale l’abuso di sostanze e la ricerca di paradisi artificiali ai nostri tempi é favorita anche perché i giovani non sarebbero più capaci di affrontare gli inevitabili fallimenti della vita!
Inevitabili fallimenti della vita da parte dei giovani? Io vedo che ci sono comunità straniere che lavorano e operano in Italia da decine di anni…la comunità filippina oppure quella indiana che non sono alcolisti ed i cui figli non consumano alcol; eppure avrebbero maggiori ragioni dei figli degli italiani che hanno agiatezza e benessere. Questi ragazzi hanno pero’ il senso della famiglia. Forse questo manca ai giovani d’oggi da parte dei genitori, il rapporto di affettività coi figli; parlerei quindi di vuoto affettivo per chi ricorre all’alcool più che di vuoto dovuto all’avvenire. Certo la conseguenza del vuoto affettivo é anche la conseguenza sul futuro, sul lavoro…però ripeto io metterei al primo posto il vuoto affettivo all’interno della famiglia. C’è poi senz’altro anche una grave mancanza di attenzione delle istituzioni ai giovani: sappiamo bene che se tu sai di poter partecipare ad un progetto sociale importante di una nazione che veramente mette i giovani al primo posto probabilmente ti sentiresti più garantito e più rispettoso verso se stessi e verso gli altri.

Il teatro ed i suoi film affrontano in particolare il disagio sociale a partire dalla tossicodipendenza; affrontano forse meno il problema dell’alcolismo fra i giovani!
Hai perfettamente ragione se ne vedono pochissime di riflessioni attraverso il cinema o il teatro che riguardano l’alcolismo giovanile, non mi viene in mente nessun film italiano in particolare, nessun testo teatrale. E’ una riflessione che mi fai fare, me la porto a casa…non dico che la farò io ma ne parlerò volentieri con i miei colleghi attori e registi!
Il vuoto che porta a bere alcool molte volte dipende da un vuoto interiore che é dovuto sopratutto a non conoscere abbastanza la bellezza della vita…é tutto lá ragazzi! Non é facile spiegare la bellezza della vita: veder sorgere il sole, dialogare con un albero! Sembrano cose folli lo so…ma la bellezza della vita é anche respirare la salsedine del mare, all’alba con gli amici.

Ci sono persone che criticano chi fa arte o intrattenimento per quanto riguarda temi sociali…accusati di ipocrisia o di volersi in qualche modo incensare. Lei ha mai subito critiche del genere e come si é difeso e consiglia a noi di difenderci?
Non so chi fa queste critiche, ma in genere sono degli intellettuali o persone che vogliono a loro volta esser protagonisti della scena! Ma si può esser e si deve esser protagonisti, come nel mio caso questa sera a teatro, o voi che proponete una campagna contro l’alcolismo, senza aver paura! Io non ho paura di esser protagonista perché so che sono soltanto un mezzo, uno strumento; se poi delle persone mi vedono come un vanitoso, come una persona con un ego spropositato, é un problema loro. Se riescono a vedere questo aspetto nei confronti di chi fa il suo dovere sociale, mandando un messaggio agli altri è forse perche’, come dice il Vangelo, notano la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non la trave nel proprio occhio!

le foto dell’intervista con Michele Placido